Con la sentenza del 22 marzo 2026, il Tribunale di Torino ha riconosciuto che il burnout può costituire una lesione della dignità professionale del lavoratore quando è conseguenza di un’organizzazione del lavoro inadeguata.
Nel caso esaminato, il Tribunale ha accertato che il lavoratore era stato esposto a un sovraccarico di lavoro sistematico, al perseguimento di obiettivi irrealistici e alla mancanza di un adeguato supporto manageriale, condizioni che hanno determinato un progressivo deterioramento del suo benessere psicofisico.
La decisione evidenzia come il datore di lavoro sia tenuto a valutare e prevenire il rischio da stress lavoro-correlato, adottando misure organizzative idonee a evitare situazioni di sovraccarico e garantendo un’efficace gestione delle risorse umane. La mancata adozione di tali misure può comportare una responsabilità per i danni subiti dal lavoratore.
La pronuncia richiama le aziende a promuovere modelli organizzativi sostenibili, una distribuzione equilibrata dei carichi di lavoro, obiettivi realistici e una leadership capace di supportare i dipendenti, prevenendo il rischio di burnout.
In sintesi: il burnout può rappresentare una lesione della dignità professionale quando deriva da un’organizzazione del lavoro disfunzionale. Il datore di lavoro è tenuto a prevenire tali situazioni attraverso un’efficace valutazione dei rischi psicosociali e adeguate misure organizzative.