Con la sentenza del 18 aprile 2025, la Corte d’Appello di Bologna ha confermato un principio ormai consolidato in materia di tutela della salute nei luoghi di lavoro: una volta dimostrato il nesso tra le condizioni di lavoro e lo stress subito dal lavoratore, è il datore di lavoro a dover provare di aver adottato tutte le misure preventive e organizzative necessarie a evitare il danno.

La Corte ha ribadito che il lavoratore non è tenuto a dimostrare ogni singola omissione datoriale. Una volta accertato che il danno è riconducibile all’ambiente o all’organizzazione del lavoro, spetta all’azienda dimostrare di aver adempiuto agli obblighi di tutela previsti dall’art. 2087 del Codice Civile.

La decisione si inserisce nel solco dell’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, richiamando in particolare le Ordinanze n. 31367 e n. 31372 del 2025, che hanno rafforzato il principio dell’inversione dell’onere della prova e la responsabilità del datore di lavoro nei casi di ambienti lavorativi oggettivamente stressogeni.

Per le imprese, la pronuncia rappresenta un ulteriore richiamo all’importanza di documentare le attività di valutazione dei rischi, le misure di prevenzione adottate e le iniziative volte a garantire un ambiente di lavoro sano, sicuro e rispettoso del benessere psicofisico dei lavoratori.

In sintesi: quando viene dimostrato che lo stress è collegato alle condizioni di lavoro, sarà il datore di lavoro a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile per prevenirlo. La corretta gestione dei rischi psicosociali assume quindi un ruolo centrale nella tutela dei lavoratori e nella difesa dell’azienda.